La Carmelitana
Devo legare la bicicletta. La posso mettere fuori, all’esterno del cortile di facoltà. Ma me la rubano sicuro.
Devo trovare un posto dentro il cortile, magari che possa vederla dall’aula dove faremo l’esame di anatomia.
Alessandro Volta, tu che hai inventato il generatore elettrico, dal tuo piedistallo in centro, folgora chiunque provi a rubarmela, perché questo è il mio mezzo, questa è la Carmelitana”

— Storie di pedali arrugginiti

L’Architetta
No… questa non va bene. Questa neanche. Questa mi pare troppo vecchia. Questa? Mah troppo fuoristrada.
E’ un’ora che giro su questo sito e non ho ancora trovato niente.
E’ che sono troppo deconcentrato. Al lavoro mi stanno massacrando. Fortunatamente che per quell’edificio siamo alla snagging list , e poi finalmente il collaudo.
E questa? Con la A impressa come Architetto!!!
Che sella!!! Dovrò comprare un cuscino…
Il collaudo… quando lo fissiamo… magari tra una settimana… ce la posso fare? Devo vedere l’agenda.
Basta… click… non posso più perdere altro tempo. E’ mia. E’ l’Architetta!

— Storie di pedali arrugginiti

Rollmar
Mi piace perché ha le scritte rosa. Come la maglia rosa che adesso ha Marco… forse aveva… io non ho capito quello che è successo.
Come si chiama quel posto. Che sembra una parolaccia.
Sì! Madonna di Campiglio.
Dicono che sia un imbroglione.
Io non ci credo.
Non può avere quella faccia sofferente quando va su per le salite, non può avere quegli occhi.
Lui non ha imbrogliato.
Vola Marco, vola ancora e vola anche tu in rosa, la mia Rollmar

— Storie di pedali arrugginiti

La Ferruccia
Io di quel giorno ricordo solo quel politico che non la smetteva più. “Al di là di ogni retorica” e giù un fiume di parole, la scuola, la bontà, l’educazione, l’istruzione etc, etc, etc
Noi non ci capivamo molto, ma mi ricordo che non eravamo così attenti e ci davamo dei pizzicotti, ridendo, sperando che la maestra Piera non ci beccasse.
Ci stavano dando il “Premio della Bontà”, a tutta la classe, per una ragione che oggi pare un po’ strana.
Per averti aiutato… noi a te… Roby.
Non penso che avessi bisogno di così grande aiuto, soprattutto quando mi tiravi i pizzicotti.
In quel caso te la cavavi benissimo.
Sindrome di Down. Solo per questo ci avevano dato sto premio. Perché avevi la sindrome di Down! Mi viene da sorridere adesso e penso ancora ai tuoi pizzicotti.
Ho deciso a distanza di tanti anni di tenerti con me e di dedicarti il nome di questa bicicletta. La chiamerò ricordando il tuo cognome, eccola, la mia Ferruccia.

— Storie di pedali arrugginiti

L’Adrianina
Non so se ce la faccio stavolta. Già dopo la corsa non stavo molto bene. Adesso devo recuperare un po’. Magari mangio una banana.
Quanto fango. Cacchio, la curva! E chi l’aveva vista!
Devo rialzarmi in fretta. Scivolo nel fango. Mi alzo, ho il fango sugli occhi.
E Gabriele sarà già avanti dopo il ponte.
Odio il Duathlon. Ma chi mi ha costretto?
Ripendiamo, dai Adrianina, aiutami tu.
Niente, altra caduta. Oggi non è giornata…

— Storie di pedali arrugginiti

La Michelina
Eppure ero così convinto.
Ogni giorno venti kilometri, almeno…. per tenermi in forma, perché un po’ di attività all’aperto fa bene, perché se ci riesce Vincenzo che è più vecchio di te…
Ci credevo!
Solo che a me la bicicletta non piace!
Quindi dopo due settimane ho saltato un giorno, un altro ho trovato una scusa, e adesso è una settimana che sono fermo.
E non mi sento neanche in colpa!!!
Cara Michelina, penso che la nostra storia sia arrivata alla fine.
Quasi, quasi ti regalo alla ciclofficina.

— Storie di pedali arrugginiti

La Pina
Io me le ricordo. Ce n’erano due in particolare. Completamente diverse tra loro. Una era infantile, trovava sempre il meglio nelle cose, rideva, era allegra. Aveva solo una voce petulante ma guardarla metteva serenità.
Si aveva la sensazione che tutto potesse andare sempre bene, che i pericoli non fossero veramente pericoli ma piccoli intoppi che con l’aiuto di tutti, sempre tutti molto sorridenti e gentili, avrebbero trovato presto una loro soluzione.
Mai un litigio, mai un amico che ti tradisce, solo tanta allegria e tutti che ridono.
L’altra …. l’altra? Una tragedia. Un mondo opaco, grigio, che Blade Runner a confronto è il carnevale di Rio.
Una sfortuna dietro l’altra. Morte sempre presente, e piccoli animaletti che soffrono lo stress e che arrivano a sera con lo sguardo spento e sofferente degli impiegati del catasto.
Sono loro… sono i cartoni della mia infanzia. L’ape Maia e l’ape Maga.
Ed è per loro, che ti ho chiamato così. Vai La pina, gialla e nera, sii tutte le api del mondo, in questo momento di difficoltà

— Storie di pedali arrugginiti

Saltafoss
Quante volte rischio durante il giorno.
Basta distrarsi un attimo, pensare a quella notizia che ti ha tanto colpito, e a un certo punto non vedi che l’auto davanti ha sterzato senza mettere la freccia.
E’ veramente un attimo… ma perché oggi sento tanto l’idea della morte così vicina.
E’ che non ci penso mai, ma oggi ce l’ho qui, fissa nel cervello.
Forse per quello che è successo, forse per quelle persone cadute in un attimo.
Ho visto una vignetta. Faceva vedere questa funivia che si involava nel cielo e poi un fumetto di un bambino che diceva “Guarda papà, è altissima”.
All’inizio mi ha commosso.
Poi mi sono un po’ arrabbiato. E’ una rappresentazione quasi allegra della morte, come se avesse senso morire a dieci anni su una funivia, con tutto quel colore azzurro tenue intorno, nella vignetta intendo, come se fosse un gioco.
Mi ha disturbato.
Vai Saltafoss, portami a casa sano e salvo … almeno per oggi.

— Storie di pedali arrugginiti

Rosella
E’ l’ultima bici di mio padre.
E’ la bici da donna che ha dovuto “accettare” dopo l’operazione al cuore.
La sua da uomo era troppo alta e avrebbe richiesto un’agilità che in quel momento non aveva.
Ma lui non voleva rinunciare ad andare in bici e io e mio fratello gliela comprammo quando ancora era ricoverato.
Ciao Rosella, porta lo spirito di Sergio in ciclofficina.
Elena Monti

— Storie di pedali arrugginiti

Welker
Mio papà Sergio è nato nel 1931 in una casa di Via Verona, in Borgo Rovereto, ad Alessandria.
Lavoratore dell’Arfea, non ha mai preso la patente e si è sempre spostato in bicicletta, da solo, o con me, bambina, sullo stangone.
La welker è stata l’ultima sua bicicletta da uomo e le era molto affezionato e non ho mai avuto il coraggio di regalarla.
Lo faccio oggi per la ciclofficina Ri-cyclo.
Elena Monti

— Storie di pedali arrugginiti